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Si è scoperto che l'idrogeno gassoso interagisce in modo cruciale con il metano che fornisce gli atomi di carbonio e con il catalizzatore metallico.
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1 feb 2011. I nanotubi di carbonio – lunghi cilindri di soli atomi di carbonio del diametro di pochi miliardesimi di metro –
promettono da alcuni anni di rivoluzionare diversi campi tecnologici, dall’elettronica all’ottica. Le loro
caratteristiche elettriche e meccaniche, per quanto eccezionali, dipendono però in modo critico dalla loro struttura,
esito finale di un processo di “crescita” sul quale i ricercatori hanno avuto, almeno finora, uno scarso controllo. |
“I nanotubi di carbonio crescono a partire da una particella di metallo che funge da catalizzatore che è immersa
in un gas, per esempio metano”, spiega Aydil, che firma in proposito un articolo sulla rivista Journal of Applied Physics,
organo dell’American Institute of Physics. “Talvolta viene anche aggiunto idrogeno gassoso, ed è stato dimostrato che esso
induce la crescita di nanotubi con pareti molto regolari e prive di difetti; tuttavia troppo idrogeno porta alla formazione
di spesse fibre invece dei nanotubi, o impedisce qualunque crescita.”
Per comprendere perché, Aydil e colleghi hanno utilizzato una tecnica di microscopia a trasmissione e altre metodiche per
ottenere immagini e caratterizzare gli effetti dell’aumento della concentrazione di idrogeno.
Si è così verificato che il ferro contenuto nei catalizzatori reagisce con il carbonio del metano per dare origine a carburo
di ferro, un materiale duro che non può essere facilmente deformato: i nanotubi di carbonio con tali catalizzatori tendono
ad avere ottime pareti rettilinee”, ha aggiunto Aydil.
Aggiungendo ulteriore idrogeno, la miscela causa la produzione di ferro a partire dal carburo di ferro, che è più duttile
e malleabile”, ha concluso Aydil. “Così si deforma in forme che danno poi origine a più strutture fibrose, fino a impedire
la formazione dei nanotubi”.
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Nel caso di invenzioni dei ricercatori dipendenti presso Università ed Enti pubblici di ricerca,
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Laddove l’invenzione del ricercatore universitario sia stata conseguita nell’ambito di attività di ricerca
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L’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ha pubblicato un documento molto consistente, che può essere indicato
come la domanda di brevetto dell’Apple I-Phone (US 2008/0122796 A1). Esso, nelle sue 371 pagine, descrive con particolare dettaglio le modalità multi-touch dell’interfaccia utente del telefonino. Molte delle immagini del documento rappresentano schermate ben note del prodotto in commercio, mentre altre rappresentano delle funzionalità che non sono state ancora implementate, come ad esempio un "Blog" dedicato, ed un'applicazione "dizionario". |
Le applicazioni comprendono inoltre la possibilità di videoconferenza, GPS ed altre funzionalità attualmente non esistenti, ma fortemente auspicabili. Naturalmente, tra gli inventori compare in prima fila il Signor Steven P. Jobs.